Cinelover's Blog

Solo un altro stupido blog dedicato al cinema

Super Size Me

Pubblicato da Emanuel Righetto su maggio 21, 2012

Ieri sera mi sono guardato Super Size Me: mi è preso l’irrefrenabile istinto mettemermi subito a dieta e diventare vegetariano.

Da oggi regime calorico controllato: 1200kcal al giorno.

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Eternal Sunshine of the Spotless Mind

Pubblicato da Emanuel Righetto su ottobre 16, 2010

Non avendo molto tempo per andare al cinema mi sono ridotto a guardare i grandi classici che mi capitano sotto mano. Eternal Sunshine of the Spotless Mind è riuscito a commuovermi anche dopo l’ennesima visione. Il regista Michel Gondry, lo considero un piccolo genio per le trovate visionarie e allo stesso tempo oniriche che esprime anche nei numerosi clip musicali che realizza [i miei preferiti: Everlong dei FooFighters e Mad World di Gary Jules]. Ma Tornando al film: quello che muove a commozione è che i quattro personaggi principali, Jim Carrey e Kate Winslet in primis, sono personaggi reali, hanno uno spessore ben definito le loro ansie e le loro angosce. Soffrono e gioiscono per amore, sullo schermo questo appare senza inutili forzature patinate.
Davvero infelice l’edizione italiana che pasticcia clamorosamente sulla traduzione del titolo originale, banalizzandolo in Se mi lasci ti cancello. Han segando via, così, la citazione del verso di Alexander Pope. Il poeta inglese già nel film veniva maltrattato pur di non perdere il gioco di parole Pope/Papa… ma se ne poteva benissimo fare a meno visto che, credo, ce ne sarememo accorti in tre di questa cosa.

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Stavo pensando

Pubblicato da Emanuel Righetto su aprile 8, 2010

Stavo pensando che tutti i film in cui c’è come colonna sonora Somebody To Love dei Jefferson Airplane sono ottimi film!
Vale per A serious man dei fratelli Coen come per Paura e delirio a Las Vegas di Terry Gilliam.

When the truth is found to be lies
and all the joys within you dies
don’t you want somebody to love

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Scusa ma ti voglio sposare

Pubblicato da Emanuel Righetto su marzo 1, 2010

Esattamente quello che mi aspettavo: Moccia non è un artigiano che cesella opere d’arte uniche. Moccia è un imprenditore che costruisce a tavolino prodotti destinati ad un target preciso di persone, con il solo intento di fare botteghino. Non si prende nemmeno i rischi dei fratelli Vanzina o Neri Parenti che, a loro dire, hanno la pretesa di fare satira sociale (il vecchio “castigat ridendo mores”). Moccia è un abile manipolatore che tinteggia macchiette sfruttando luoghi comuni triti e ritriti. Non rischia nulla perchè ruffianamente e molto banalmente dà un nome e un corpo ai quei sogni che le ricerche di mercato impongono alle ragazzine di oggi! Tutto nel suo film si riduce e riconduce ad una realtà artefatta e bugiarda propria di uno spot pubblicitario. Non deve stupire quindi se sono onnipresenti nel film i brand di Telecom, Barilla e Franciacorta, senza margine di errore si può asserire che i soldi per la produzione del film provengono da lì. Come è altrettanto verosimile che facendolo distribuire a Medusa si è assicurato un pressante battage pubblicitario su tutte reti Mediaset.
Alle ragazzine destinatarie del film qualcuno dovrebbe spiegare che Moccia non voleva fotografare un fenomeno, ma solo fare business con cifre composte da molti zero.

DA EVITARE COME LA PESTE: già qui si è contribuito in tre al fondo pensione di Moccia.

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Festival del Cinema Africano di Verona

Pubblicato da Emanuel Righetto su febbraio 3, 2010

Stefano Gaiga, direttore artistico del Comitato Festival del Cinema Africano di Verona, con il regista nigeriano Ubaka Joseph UgochukwuNel 1981, il Centro Missionario Diocesano e Nigrizia, il mensile edito dai Missionari Comboniani, diedero vita ad una rassegna cinematografica. Questo per cercare di presentare al mondo l’eccellenza della creatività della gente africana, per dare una visione più realistica, scevra dai soliti stereotipi, di un continente in via di sviluppo e in piena espansione.
Anno dopo anno la manifestazione è cresciuta, acquisendo un respiro sempre più ampio e stipulando collaborazioni nazionali (Milano, Padova e Bari) e internazionali (Burkina Faso e Zanzibar) con comitati che organizzano eventi legati allo stesso tema.
Dal 2007 la rassegna si è evoluta in festival, inserendo le proiezioni dei lungometraggi e dei cortometraggi in un concorso vero e proprio, con tanto di assegnazione di premi.
Il tema dell’edizione 2009 del festival era New Africa: immaginare, creare e innovare il continente, che richiamava espressamente la campagna mediatica dell’Anno Europeo della Creatività e Innovazione promosso dalla UE. Leggi il seguito di questo post »

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The Boat That Rocked – I love Rock Radio

Pubblicato da Emanuel Righetto su dicembre 2, 2009

Gavin Cavanagh: Here’s a rather long record. I hope I’m here at the end of it.

I love Rock Radio è una figata assoluta: gli anni 60, il rock&roll, la ribellione contro l’establishment, le droghe, la liberazone sessuale… tutto in un unico film! Imperdibile.

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Inglourious Basterds

Pubblicato da Emanuel Righetto su ottobre 13, 2009

Bastardi senza gloria. Ero curioso di vedere dove e come Tarantino avrebbe piazzato l’ormai consueta scena di feticismo del piede. Riesce sempre a sorprendere: geniale trovata il pretesto della scarpetta perduta, che fa tanto Cenerentola. Ma a ben guardare il nostro Quentin ha preso due piccioni con una fava: Diane Kruger oltre che ad avere piedi bellissimi, nel film è la copia fedele della Barbara Bouchet degli anni ’70. Tarantino è un grande: fa i film per giocare con i suoi feticci e riesce pure a farti divertire.

Contrariamente a quello che sostengo di solito il doppiaggio italiano in questo caso massacra il risultato finale. Le 4 lingue parlate nel film, inglese, tedesco, francese e siciliano, meritano di essere godute nella versione originale con i sottotitoli, in modo da poter percepire in pieno la dissacrazione dell’inglese masticato nel Tennessee prima e l’improbabile siciliano poi, ad opera del tenente Aldo Raine (Brad Pitt).

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Marco Giusti vs Lietta Tornabuoni: 2-1

Pubblicato da Emanuel Righetto su luglio 3, 2009

L’onorevole con l’amante sotto il lettoLietta Tornabuoni sulle pagine de La Stampa accusa il cinema “commedia pecoreccia” di essere il veicolo con cui è stato sdoganato il berlusconismo, inteso come quel vizio di circondarsi di belle fighe senza cervello e di fare battute/dichiarazioni che mettono in ridicolo l’intero paese.

Quei fim piacciono ai ragazzini e ai loro padri nello stesso modo. Perché? Domanda sciocca: perché fanno ridere in modo grasso e licenzioso, e per la maggioranza italiana, come Berlusconi ha capito benissimo, ridere è il massimo.

Le risponde Marco Giusti, sempre sia lodato, e non glile manda certo a dire:

Come se il berlusconismo dilagante, e l’antiberlusconismo di rimando e quella cosa indefinita che è il pidiessismo, non fossero cresciuti rigogliosi nella povertà culturale della nostra piccola borghesia, che ha prodotto un cinemino povero povero, che viene giustamente sbeffeggiato ai festival, e nella inutilità di quella che avrebbe dovuto essere la nostra critica blasonata.

1-0 per Marco Giusti, vien da dire. Palla al centro. E il raddoppio per Marco Giusti arriva quando quando si legge:

In Inglourious Basterds, ragionamento di Tarantino sul nostro «macaroni war movie», Eli Roth e Brad Pitt, quando cercano di fare i registi italiani, guarda un po’, imitano proprio il vecchio Bombolo che Roth aveva visto in Viva la foca, l’unica commedia che era presente alla mia rassegna veneziana di sei anni fa. Ma magari stavano imitando Berlusconi.

Però ad utilizzare una moviola si nota che un centro lo fa anche Lietta Tornabuoni: adesso, onestamente, chi si assume la responsabilità di affermare che i cinepanettoni della premiata ditta Boldi-De Sica-Neri Parenti-fratelli Vanzina assolvono il ruolo catartico del castigat ridendo mores dei nostri antenati romani?

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Slumdog Millionaire

Pubblicato da Emanuel Righetto su giugno 4, 2009

Jamal Malik, ragazzo cresciuto nelle baraccopoli di Mumbai, partecipa all’edizione indiana di Chi vuol essere millionario? perchè la sua amata Latika vedendolo lo possa ritrovare.

Andiamo con ordine.
Convincono:  il melodramma bollywoodiano e i flashback sull’infanzia del protagonista nelle baraccopoli.
Non convincono: l’impianto generale che strizza un po’ troppo l’occhio alla favola dickensiana, il titolo del film nella versione italiana: The Millionaire. Ma non era meglio rendere con un semplice Chi vuol esser milionario? come il nome del format citato invece di pastrocchiare come avviene troppo spesso? Senza contare la clamorosa svista nel doppiaggio!
Segnalazioni: il conduttore del programma indiano è il sosia di Lillo, al secolo Pasquale Petrolo. Per tutto il film ti aspetti una battuta in calabrese estremo!
In tutti gli altri film di Danny Boyle che ho visto, Millions e Trainspotting, il denominatore comune con quello di cui stiamo parlando qui, è rappresentato dalla paccata di soldi che ti cambia la vita! Un topos o un modo per fare autoanalisi da parte del regista?
Tutto sommato però un buon film.

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Si può fare

Pubblicato da Emanuel Righetto su marzo 10, 2009

Si può farePrimi anni 80, in una Milano che sta per diventare la Milano da bere, la città fulcro della moda e del glamour, un giovane sindacalista viene allontanato dal sindacato e spedito a gestire una delle prime cooperative sociali nate per dare un inutile passatempo ai malati di menti liberati dalla legge Basaglia.
Scontrandosi con lo scetticismo delle istituzioni e della gente comune, il sindacalista prova a rendere più umana la vita dei malati e a trasformare le attività svolte dalla cooperativa da semplice mezzo per occupare il tempo in occasioni di acquisire profitti.
Nel film di Giulio Manfredonia uno dei più grandi comici sulla piazza italiana, Claudio Bisio, non è il solito mattatore che fa splendere di luce riflessa anche le cosiddette spalle. In questo film Bisio gioca a togliere da quello che è il suo personaggio, per non oscurare il gruppo, quello dei malati in cui tutti sono credibilissimi e mai nessuno calca la mano nel rappresentare la malattia mentale: “siamo pazzi, non siamo stupidi”.
Un film delicato e ironico allo stesso tempo, che pur non abbandonandosi in facili buonismi cerca di educare una società che per dirsi veramente civile deve accettare la ragione come la follia, perchè da vicino nessuno è normale!
Dignitoso e tenerissimo il modo in cui si affronta il problema della sessualità dei disabili.
Un film da applausi: imperdibile.

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