Lettere da Iwo Jima
Pubblicato da Cinelover su ottobre 27, 2007
Il merito di Clint Eeastwood sta sicuramente nel fatto che nel raccontare le vicende legate alla sanguinosa battaglia di Iwo Jima, un’arida isoletta del pacifico, ha tenuto molto in considerazione la par condicio per rispettare i seimila caduti dei vincitori e i più di ventimila dei vinti, proponendo così una panoramica a 360 gradi della vicenda.
Se nella prima parte del dittico, Flags of Our Fathers, si condanna la retorica propagandistica che ruota intorno alla guerra nel secondo episodio, Letters from Iwo Jima, Clint Eastwood ritorna ad utilizzare i registri più intimisti che ricordano la malinconica narrazione di Mystic River raccontando la vicenda con gli occhi dell’umile Saigo (Kazunari Ninomiya), e del generale illuminato e colto Kuribayshi (uno strepitoso Ken Watanabe). Prendendo spunto dalle lettere che i due scrivono ai cari rimasti a casa si fa luce sulla consapevolezza di un conflitto del tutto insensato perché irrimediabilmente perso e sulla lacerazione creata dalla nostalgia di casa che si scontra con il dovere al sacrificio.
Come nel precedente episodio si predilige una colorazione che si avvicina molto al bianco e nero, sfumato talvolta al beige. Fortunatamente è stato distribuito in lingua originale (giapponese), con i sottotitoli: la musicalità e la caratterizzazione nipponica (e se vogliamo, anche la querenza del film) è salva.