Pubblicato da Cinelover su Gennaio 28, 2008
E bravo Neil Jordan! Da uno che al suo attivo ha film come Intervista col vampiro, Non siamo angeli, La moglie del soldato ti puoi aspettare molto. E Neil Jordan non delude. Tratto da un testo di Patrick McCabe, il nuovo film del regista irlandese segue le vicende del giovane irlandese (guarda caso!!!) Patrick Kitten Braden, un ragazzo che sin da piccolo all’universo maschile, preferisce i trucchi ed i vestiti femminili. L’analogia con La moglie del soldato salta subito agli occhi, non solo per l’ambiguità sessuale ma anche per la dolorosa questione del conflitto religioso/politico tra Irlanda e Inghilterra.
Prime esperienze d’amore e ricerca della propria identità, mentre sullo sfondo passano i favolosi anni 70 e gli attentati dell’IRA diventano sempre più cruenti, per Cillian Murphy (ottimamente doppiato da Alessandro Quarta) che, dopo aver vestito i panni del virile combattente dell’IRA nel film di Ken Loach, si misura con rossetto e cappotti leopardati. Bravissimo.
Liam Neeson, nelle vesti del prete che stupra la perpetua e non riconosce come suo figlio il frutto del peccato, è l’ennesima picconata all’ipocrisia della frangia oltranzista dei cattolici.
Fly Robin Fly, delle Silver Convention nella colonna sonora mi ha fatto sobbalzare sulla poltroncina: viva gli anni 70!
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Pubblicato da Cinelover su Gennaio 26, 2008
Muuumba è morto ma risorgerà, dicheno.
Fratelliditalia, dopo un mese ti smadonnamenti, è uscito dal coma farmacologico in cui era caduto dopo un attacco spammoso.
E’ nato popCorn, il posto dove puoi collezionare i tuoi film, recensirli e giudicarli. Cinelover è anche qui.
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Pubblicato da Cinelover su Gennaio 24, 2008
Non ho molta confidenza con il cinema tedesco, però dopo questo episodio e Le vite degli altri, mi instilla molta smania di approfondire la conoscenza.
Traude Krüger (Monica Bleibtreu) è un’ottantene insegnante di pianoforte che presta servizio in un carcere femminile. Jenny von Loeben (Hannah Herzsprung) è una ragazza, in carcere in seguito ad una condanna per omicidio, che possiede uno spropositato talento musicale, ma con un’altrattanto spropositato atteggiamento verso di sè e le altre detenute. Ok, messa così sembra il solito pippone sulle problematiche della detenzione e i benefici della musicoterapia.
Per fortuna il film è tutt’altro. E’ la storia di un’amicizia che sboccia tra persone completamente diverse per età, per estrazione sociale e per attitudine. Se anche l’amore per la musica in un primo momento le avvicina diventa ben presto un ostacolo perchè Jenny si immedesima solo nelle improvvisazioni di carattere jazz e sperimentale, mentre frau Krüger, ligia ai classici dei grandi maestri, non riconosce nemmeno come musica gli impromtu della ragazza.
Riescono a fidarsi l’una dell’altra e a far sbocciare la tenerezza del sentimento, solo dopo aver abbandonato le maschere e gli scudi. Quattro minuti si riferisce ad un conconrso per pianisti a cui partecia Jenny di nascosto. Quattro minuti di gloria, in cui l’insegnate può dimenticare gli orrori e la morte delle persone amate a causa del nazismo, e l’allieva può non pensare alle violenze del padre subite da bambina.
Scritto e diretto di Chris Kraus. Da applausi.
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Pubblicato da Cinelover su Gennaio 2, 2008
Il 16 giugno 1959 accade uno dei più famosi fatti di cronaca che abbiano coinvolto Hollywood. L’attore George Reeves (Ben Affleck), interprete di un Superman televisivo, si suicida.
Allen Coulter, dopo tutta la gavetta a base di Sex and the City, I soprano e Six feet under, un film polposo, se mi si passa il termine: due psiche di un certo spessore da sondare. Il risultato è molto piacevole perchè le interpretazioni sono davvero calibrate: Adrien Brody nei panni dell’investigatore privato, incaricato da quelli che non credono alla tesi del suicidio, risulta scaltro ma spiantato al punto giusto. Una vita di stenti, la sua, che si riflette sulle paillettes e lustrini luccicanti che nascondono il marcio dello star system. I continui flashback fanno luce su gli ultimi giorni del mediocre attore George Reeves, tra voglia di emergere e l’impossibilità di uscire dalla tuta rossoblu con la S, fino al colpo di pistola. Per questo personaggio goffo e impreparato alla vita Ben Affleck ha vinto il premio Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia, in effetti non è il solito Ben Affleck mascellone inespressivo, in questo film si proprio dire che ha recitato.
Molti hanno paragonato questo film a Black Dahlia di Brian De Palma, il paragone calza e non sfigura visto che la dinamica e l’ambientazione sono più o meno le stesse. A mio modesto parere una chicca che solo Hollywoodland può vantare è la dettagliata descrizione dell’influenza che ha avuto sui bambini la figura supereroe che arrivava nelle loro case attraverso un mezzo ancora poco conosciuto come la televisione. Bambini influenzati talmente tanto da bruciare il costume di Superman alla notizia della morte di George Reeves. Mi torna in mente quella storia di “Miwa, lanciami i componenti!“.
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