Cinelover's Blog

Solo un altro stupido blog dedicato al cinema

Archive for novembre 2005

Film che val la pena di vedere

Posted by Emanuel Righetto su novembre 21, 2005

Quando sei nato non puoi più nasconderti, Marco Tullio Giordana fa riflettere (e un po’ commuovere) sull’ immigrazione.
I fratelli Grimm e l’incantevole strega, Terry Gilliam si avvale di una spettacolare fotografia (ma di una pessima Monica Bellucci).
The Interpreter, di Sydney Pollack con Nicole Kidman e Sean Penn. Serve dire altro?
I diari della motocicletta, Gael García Bernal, uno alle prime apparizioni ma in cui ripongo grandi speranze, interpreta il giovane studente di medicina Che Guevara.

Quattro film molto meritevoli di recensione ma che per pigrizia non ho voglia di fare.

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Sin City

Posted by Emanuel Righetto su novembre 1, 2005

Sin City Prima di guardare Sin City mi sono preparato leggendo i fumetti di Frank Miller e rispolverando i film di Robert Rodrigues. Da qui due considerazioni: il film è del tutto aderente al fumetto e lo stile di regia caratteristico di Rodrigues è per niente riconoscibile nel film. Poco Rodrigues e molto Miller. Per questo il film vi risulterà molto piacevole e convincente solo se siete degli amanti dei fumetti. La trasposizione cinematografica nulla toglie alla magia del fumetto perchè conserva ritmi, colori e trame fantasiose.
In certi momenti mi sembrava di guardare quel favoloso Batman che trasmettevano quando ero bambino dove le scene con le scazzottate avevano le scritte Bam, Pop, Zam.
Cast di grande effetto: monumentali Bruce Willis e Mickey Rourke come Carla Gugino che recita sempre in perizoma. Elijah Wood sta in scena per pochissimo e ci si chiede cosa aggiunga e cosa tolga al film, in un ruolo che poteva essere di chiunque altro.
Questo film girato con la tecnica dello sfondo verde, segna un passo avanti nella tecnica di regia ma a volte gli attori senza riferimenti ambientali sono davvero spaesati. C’ è ancora molta strada da fare.

Alexis Bledel, come nel telefilm Una Mamma Per Amica (Gilmore Girls) sta sempre al telefono con sua mamma Lorelai che sicuramente sta scopando con Billy Bob Thornton nella Jacuzzi del ciccione ritardato (chi ha guardato Babbo Bastardo ha capito).
E’ stato un solievo vedere Brittany Murphy sexy imbranata, dopo che l’ altro giorno l’ ho vista nei grassi panni di Daisy Randone, in Ragazze Interrotte.

Jessica Alba, incantevole nella veste di sexy cow girl é una che si guarda volentieri e quando balla regala delle emozioni. Anche in Honey ballava, ma qui balla sul serio.

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Tokyo Decadence

Posted by Emanuel Righetto su novembre 1, 2005

Tokyo Decadence Nel film Tokyo Decadence, un piccolo capolavoro di Ryu Murakami in cui alcuni critici italiani riconobbero una sorta di Pasolini giapponese, la fanno da padrone sesso esplicito, uso di droga, violenza e linguaggio rude.
Opera prima di Murakami come regista, già affermato scrittore, tratta dal suo romanzo Topaz.

Premiato al Festival di Taormina con il Cariddi d’Argento e musicato con taglio ironico da Ryuchi Sakamoto (premio Oscar per L’ultimo imperatore), narra la storia di Ai, una squillo a domicilio, che con la sua faccia sempre triste e la borsa rossa con gli “attrezzi” del mestiere percorre la metropoli giapponese, soggiacendo alle richieste ora sadiche, ora farneticanti, ora masochiste dei clienti che la contattano tramite la maitresse che dirige la sua agenzia. Ai, interpretata da una tenerissima Miho Nikaido, accetta ogni sorta di umiliazioni, ma alla fine è più dignitosa di tutti i suoi clienti.

In quanto alle “perversioni”, ogni cosa è già stata esplorata dal cinema nipponico e dagli altri media, manga in testa. Anche in Tokyo Decadence, storie e situazioni simili: incontri mercenari, influenti clienti “perversi”, vibratori spinti con forza negli orifizi, palline di silicone impiantate sottopelle sul pene per forzare la penetrazione, cera bollente, corde… Figure di ragazze sopraffatte dal mercato prima di tutto, e clienti che appaiono dei farabutti non per le “perversioni”, ma per i loro business: quello che fanno attrae, quello che sono, a prescindere dall’eros, crea repulsione. Leggi il seguito di questo post »

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L’ amante

Posted by Emanuel Righetto su novembre 1, 2005

L' amante Jean-Jacques Annaud mette in scena il best-seller del 1985 di Marguerite Duras. Nel precedente lavoro Il Nome Della Rosa, mi aveva infastidito la libera interpretazione perchè nel film si perdono il respiro filosofico e la miriade di citazioni che caratterizzavano il romanzo. Forse è un bene che non abbia letto il libro stavolta. Questo film ambientato nell’ indocina fine anni 20 è la storia dell’ amore passionale, sessuale tra una adolescente figlia di coloni francesi poveri e un simil playboy cinese, ricchissimo e promesso ad altre nozze che passa i suoi giorni a girare in Rolls tra le risaie e scopare nella sua garçonnière. Una storia di trasgressione: morale, per l’ età della ragazzina, razziale, perché lei è bianca e lui giallo, sociale perché lei è povera e lui proprio no, culturale perché lei è una femmista ante-litteram, e lui è legato alle convenzioni millenarie cinesi.
In questo film l’ amore non trionfa mai se non quando entrambi si rendono conto di averlo perso per sempre.
Tutto è contro i due amanti: per fino loro due consapevoli del fatto che mai avrebbero potuto avere un futuro insieme parlavano del futuro con leggerezza e non perdevano occasione per umiliarsi a vicenda.
Però nelle scene di sesso, per altro sempre intense ma mai volgari, i loro corpi esprimono esattamente il contrario.
Un film veramente gradevole perchè è imponente la cura messa nei particolari e la fotografia è da premio Oscar.
Si narra che per scovare la limousine del fascinoso cinese sono andati fino in Sudamerica perché non c’ era più una Rolls adeguata a portata di mano. E che hanno girato per tutti i porti del mondo, dal Pireo a Singapore, passando dalla Russia, dall’India e dal Canada per trovare il piroscafo che alla fine riporta in Europa la ragazzina. E che la montatrice ha dovuto scegliere fra 153.864 chilometri di pellicola…
Jane March, la ragazzina, e Tony Leung Ka Fai, il cinese, sono bellissimi oltre che bravi. La voce “fuori campo” italiana è di Lidia Simoneschi, la straordinaria doppiatrice, fra le altre, di Vivien Leigh-Rossella O’Hara. Ma notevoli sono anche le interpretazione di Jerod il camaleonte-Ned Flanders (il cinese) Francesco Prando e Lisa Simpson (la ragazza) Monica Ward.

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Bound – Torbido Inganno

Posted by Emanuel Righetto su novembre 1, 2005

BoundSi tratta della prima regia dei fratelli Wachoski, il secondo film in cui Gina Gershon mette i panni della lesbica.
La giovane Corky (Gina Gershon), che per sbarcare il lunario si adatta a fare l’idraulico, si reca per un lavoro in un lussuoso appartamento di Chicago. Nell’ascensore incontra Violet (Jennifer Tilly), la donna di Ceasar (Joe Pantoliano), delinquente di medio calibro dedito per conto della mafia al riciclaggio del denaro sporco. Tra le due ragazze scocca la scintilla della reciproca attrazione, che ben presto si tramuta in un vero rapporto fisico. Quest’incontro imprevisto sconvolge la vita di Violet, che decide di cambiare vita e interrompere i propri legami con la malavita. Ma per fare questo chiede aiuto a Corky. Violet sa che Ceasar deve consegnare al boss Gino Marconi due milioni di dollari nascosti nell’appartamento e propone a Corky di rubarli, dopodiché insieme potranno fuggire libere e ricche. Le due ragazze preparano un piano, rubano il denaro, ma alla fine Ceasar scopre il furto e prepara una feroce vendetta. Solo grazie ad una consumata prontezza di riflessi e all’istinto di sopravvivenza, Violet e Corky riescono a restare vive, forse libere ma povere.
La critica ha stroncato il film a causa della scena di sesso lesbo troppo spinta, la troppa violenza gratuita e il ricorso a numerose inquadrature ad effetto. Proprio questi tre aspetti, secondo me, consacrano il film ad un monumento del b movie. Questo thriller, che ha dato ai fratelli l’ occasione di girare The Matrix, è stato prodotto da Dino De Laurentiis e rappresenta una commistione tra atmosfere da gangster movie e humour nero. Per certi versi ricorda molto Pulp Fiction di Tarantino. Come non citare il bagliore dello sparo della pistola o le cesoie, con cui tagliano le dita al debitore, inquadrate a tutto campo e subito dopo le enormi goggie di sangue che cadono nella tazza del cesso?
Gina Gershon, già avvezza dopo l’ esperienza Showgirls a baciare donne, e Jennifer Tilly, che io conoscevo solo per le sue numerose apparizioni senza veli su Playboy, sono a loro agio nei panni delle amanti clandestine ma ciononostante la loro interpretazione è abbastanza legnosa. Resta il fatto che senza vestiti, comunque hanno il loro perché.

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Spartan

Posted by Emanuel Righetto su novembre 1, 2005

Spartan Un agente dei corpi speciali Delta Force, Val Kilmer, si trova a dover risolvere un caso molto delicato. La figlia del Presidente degli USA è sparita dalla circolazione, e si teme sia stata rapita da individui che non conoscono la vera identità della ragazza. Le indagini sembrano portare alla conclusione che la ragazza è morta ma è solo quello che le alte sfere del comando vogliono far credere all’ opinione pubblica per non danneggiare la campagna elettorale del presidente, di fatto la ragazza viene abbandonata a se stessa. Crisi di coscienza dell’ agente segreto abituato ad eseguire ordini, giocando anche sporco, senza farsi domande allorché si imbatte nelle prove che la ragazza è ancora viva. Ma il guerriero che sa usare il cuore può diventare un eroe: da solo va a liberare la ragazza dai suoi aguzzini e dal sistema che la dava già morta. In America non ha riscosso il successo sperato ma io che ho la fissa per le spy story e le teorie del complotto considero Spartan un capolavoro nell’ ambito del cinema di spionaggio. Ma questo film non si limita a esporre un intreccio complesso e ben fatto: va ben oltre. Descrive, infatti, con una lucidità impressionante i meccanismi mediatici contemporanei e la concezione della politica americana: una concezione spregiudicata e cinica che insegue come unico obiettivo quello di vincere le elezioni e mantenere il potere. La storia corre sempre sul filo dell’ inverosimile ma non oltrepassa mai questo limite, riuscendo in tal modo a svelare freddamente la perversa corruzione di un sistema politico che invece viene propagandato dai mass media come un esempio cristallino di democrazia. Il regista David Mamet mette in scena un racconto secco, pulito, matematico, algido. Niente orpelli, frasi inutili, dialoghi superflui. Lo stesso vale per la regia: inquadrature composte, eleganza cromatica, geometrie perfette nei movimenti di camera. Tanto che nel primo tempo questa sobrietà l’ avevo giudicata troppo laconica. Val Kilmer riesce grazie al rigore di Mamet a costruire la maschera dell’ agente segreto americano che crede ciecamente nel suo ruolo di difensore della patria. La sua fissità espressiva, la sua forza fisica, il suo coraggio, la sua determinazione sono il rovescio della medaglia dei sentimenti che prova interiormente ma che è stato abituato, per mestiere, a non dimostrare. Recensione adattata da CultFrame, perchè è quello che intendevo dire io.

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