Cinelover's Blog

Solo un altro stupido blog dedicato al cinema

Archive for dicembre 2006

The Constant Gardener

Posted by Emanuel Righetto su dicembre 28, 2006

The Constant GardenerTratto dall’ omonimo libro di John Le Carrè. Il film ha inevitabilmente dovuto condensare ma non ha stravolto il plot originario.
Ralf Fiennes ha saputo rendere benissimo la metamorfosi del tenace_giardiniere/inerte_diplomatico in passionale marito che abbraccia pienamente la causa della moglie morta. Rachel Wiesz è di una sensualità disarmante, vivace e spiritosa ma mai sopra le righe, e costruisce un personaggio che è un continuo monito a vivere senza infischiarsene degli ultimi.
La storia d’amore, resa in continui flash back, è toccante fino alle lacrime: la scena in cui i due fidanzatini fanno l’amore tra risatine e sghignazzi riassume la purezza assoluta del loro sentimento. Non tutti hanno la fortuna di sperimentare quel tipo di idillio. Era molto che al cinema non vedevo un uomo e una donna così innamorati, così incapaci di vivere l’uno senza l’altra. Tanto che quando lei viene a mancare, l’unica preoccupazione per lui è portare a termine la missione lasciata incompiuta, fino a morirne lui stesso.
Nel film la corruzione e la connivenza del governo locale è solo accennata: sicuramente questo è il prezzo pagato per il permesso di girare il film in Kenya dove la vicenda è ambientata.
Fernando Meirelles, reduce da City Of God, si destreggia molto molto bene nelle inquadrature, a scatti in alcuni momenti e maledettamente immobili in altri, delle baraccopoli della suburbia africana dove si respira la stessa aria disperata e senza domani delle favelas.
Un film a colori nel senso lato del termine: schermo saturo di rosso e marrone nel rappresentare l’Africa, grigio opprimente negli ambienti della diplomazia inglese, verde e blu quasi accecanti nelle scene di intimità tra due innamorati.

Consigliato caldamente.

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Anche libero va bene

Posted by Emanuel Righetto su dicembre 20, 2006

Anche libero va bene

Le famiglie felici si assomigliano tutte, quelle infelici lo sono ciascuna a modo proprio.
Lev Nikolaevic Tolstoj, incipit di Anna Karenina

Riassunto minimo: un padre si ritrova ad allevare i due figli, l’estroversa Viola e il cupo Tommi, senza l’aiuto della madre, uscita di casa per seguire altre strade (c’ha la figa che le prude). Una situazione già non facile che viene complicata ulteriormente dal carattere aggressivo e autoritario dell’uomo e dalla precarietà del suo lavoro di cameraman.

Kim Rossi Stuart al suo esordio come regista tira fuori un film che a mio avviso non sfigura nel paragone con I bambini ci guardano di Vittorio De Sica. Con maestria impone allo spettatore di guardare la vita dal buco della serratura degli undici anni del piccolo Tommi. Il risultato è una critica al machismo precario di certi padri, alle contraddizioni degli affetti famigliari.

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Il regista di matrimoni

Posted by Emanuel Righetto su dicembre 11, 2006

Il regista di matrimoni

Un regista, Franco Elica, è messo in crisi dal matrimonio della figlia con un fervente cattolico e dalla necessità di dover girare ancora una volta una versione dei Promessi sposi. Decide così di partire per la Sicilia alla ricerca dell’ispirazione che sembra aver perso. Lì ritrova un suo amico di vecchia data, anche lui regista, che si spaccia per morto nella speranza di raggiungere la fama che finora gli è stata negata. Incontra anche un uomo che vive realizzando le riprese dei matrimoni. Conosce anche il principe Gravina di Palagonia, un nobile spiantato che gli propone di dirigere le riprese del matrimonio della figlia Bona. Franco si innamora subito della giovane e bellisssima ragazza e si propone di riuscire a evitarle di contrarre un matrimonio di convenienza.

Come mai quando in un film non c’ è nulla da capire perchè è tutto sempre sospeso tra sogno e realtà, come ne Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio, trovi dei critici che dicono è un film irrisolto?

Un film sul cinema, che cita il cinema Godard e Fellini in prims. Un film che verte sulla rivisitazione de I Promessi Sposi e invece ne esce Alice nel paese delle Meraviglie.

Considerazioni: dopo questo film sto rivalutando Sergio Castellitto e la Sicilia barocca di questo film è meravigliosa!

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The Departed – Inside Man

Posted by Emanuel Righetto su dicembre 6, 2006

Cast stellare:
The Departed: Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Mark Wahlberg, Martin Sheen, Alec Baldwin.
Inside Man: Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Willem Dafoe.

Due grandi registi:
The Departed: Martin Scorsese
Inside Man: Spike Lee.

Assonanze per entrambi:
Colpi di scena per due storie che vogliono simboleggiare l’eterno e mai sviscerato scontro tra bene e male, dove nulla è come sembra e “fare la cosa giusta” non è proprio quello che ci si aspetta.
Pesante critica contro i metodi della polizia americana.
Scorci paesaggistici lontano dai soliti luoghi comuni.

Diametrali differenze:
The Departed: 980 cervelli spappolati da un colpo di pistola.
Inside Man: Un solo colpo sparato per fingere una morte.

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La guerra di Mario

Posted by Emanuel Righetto su dicembre 3, 2006

La guerra di Mario

Per difenderlo da abusi e maltrattamenti, il Tribunale dei Minori sottrae alla sua famiglia Mario, un bambino di nove anni e lo dà in affido provvisoriamente a una coppia di quarantenni non sposati appartenenti all’alta borghesia, Giulia e Sandro, che da tempo stavano cercando di adottare un bambino. Giulia è a suo agio nella condizione di mamma, Sandro, invece, è spaventato dalla nuova situazione e dalla realtà con cui si deve confrontare. Mario si trova improvvisamente proiettato in un mondo che non riconosce in cui i nuovi genitori lo viziano accondiscendendo ad ogni suo desiderio.

La guerra di una bambino che si difende da una situazione che “non gli appartiene” con attacchi terrorismo psicologico di assoluto egoismo.
La guerra di una madre che altalenando tra slanci di grandioso entusiamo e baratri di profonda depressione cerca di dimostrare al mondo intero che quell’ affido non è sbagliato e nessuno ha diritto di decidere cosa è giusto cosa è sbagliato per un’ altra persona. Anche a costo di sacrificare il suo compagno di vita.
Valeria Golino è maestosa nella sua interpretazione.
Antonio Capuano gioca con i clichè della napoletanità e non rimane scottato.

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