Cinelover's Blog

Solo un altro stupido blog dedicato al cinema

Archive for marzo 2007

Un’ottima annata – a good year

Posted by Emanuel Righetto su marzo 30, 2007

Un'ottima annata Ridley Scott si è fatto due amichetti: Russell Crowe e Peter Mayle. Ehi raga non sarebbe una figata fare un film tutti insieme? Ridley lo dirige, Russell recita e Peter ci mette il soggetto. E fin qui non ci sarebbe niente di male. Il problema è che Max Skinner (Russell Crowe) è talmente cinico e preoccupato solo a fare soldi che è chiaro fin da subito che si stabilirà in Provenza nella château, che lo zio Henry gli ha lasciato in eredità, perché una donna, Marion Cotillard, gli farà perdere la testa. Però solo negli ultimi minuti del film se ne fa convinto pure il protagonista.
Ridley Scott, si cimenta con la commedia sentimentale: non è il suo genere. Ma questo certo non scalfirà il suo palmares. Non serve citare titoli, ma tra i miei preferiti ci sono Blade Runner, Black Rain, Thelma & Louise e Il genio della truffa, mica pizza e fichi.
Posso dire che il personaggio che mi è piaciuto di più è Archie Panjabi, che interpreta la segretaria personale di Max Skinner? Ecco l’ho detto.
L’avevamo già vista come Ghita Pearson in The Constant Gardener e come la sorella di Jess in Sognando Beckham. Fosse per me le darei qualche ruolo anche più importante.

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Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan

Posted by Emanuel Righetto su marzo 28, 2007

“Borat”, il film, è infine uscito in Italia: con molto ritardo rispetto ad altri paesi dove era stato un fenomeno l’anno scorso, ma con lo stesso successo. Borat è il nome del protagonista di un falso documentario, in cui il comico inglese Sacha Baron Cohen finge di essere un giornalista del Khazakhstan in visita negli Stati Uniti per conoscere il paese, creando così spettacolari e imbarazzanti conflitti tra la cultura locale e la sua.
Le ragioni del successo del film sono molte, riassumibili in una: è un film in cui spettatori molto diversi trovano ragioni molto diverse per divertirsi. Il pubblico abituato ai film comici un po’ grevi si ammazza dal ridere quando il protagonista adotta costumi di insuperabile volgarità spacciandoli come tipici della sua terra. Il pubblico più acuto coglie l’ironia nel disegnare alcune assurdità delle nostre società occidentali. Gli antiamericani vi vedono una satira contro l’America, i filoamericani notano il formidabile garbo e la condiscendenza con cui gli eccessi di Borat vengono accolti in nome della tolleranza per il diverso. Lo spettatore democratico ride di come sia presa in giro e resa caricatura la figura del razzista ignorante, mentre lo spettatore più ignorante non si accorge che è una presa in giro e ride delle battute razziste. Potrebbe non piacere solo a dei bacchettoni che lo prendessero sul serio e a cui sfuggisse l’ironia.
Infatti, ha ricevuto molte critiche.

Luca Sofri

La nazione kazaka e il governo sono insorti in massa per lo sberleffo ma sul Guardian ho letto che il turismo verso il Kazakhstan dopo Borat è aumentato del trecento per cento. Non tutto il male viene per nuocere.
Il doppiatore italiano è Pino Insegno e sembra che sia stato lo stesso attore inglese a scegliere chi dovesse doppiarlo nelle varie lingue. Io l’ho trovata una scelta azzeccata.
Un successo annunciato: in Italia è stato promosso perfino nei cessi. La leggenda vuole che Sacha Baron Cohen fosse stato invitato a consegnare una statuetta alla notte degli Oscar, ma che abbia rifiutato perchè non gli era stato consentito indossare i panni di Borat.

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300

Posted by Emanuel Righetto su marzo 26, 2007

300Dalla graphic novel di Frank Miller (quello di Sin City), il film che racconta le gesta di Leonida, il re spartano stretto nella gola delle Termopili a ‘fare muro’ contro un’orda di Persiani (in rapporto ‘centomila a uno’), guidati da un Serse che nulla ha a che vedere con quello che ci tratteggia Erodoto.

Su MTV ho beccato la preview. Sono d’accordo con Michele Serra che il 25 marzo su La Repubblica scriveva:

Si SENTIVA davvero la mancanza del kolossal americano “Termopili”, monumento di celluloide al valor militare, parata di sbudellamenti, amputazioni e decapitazioni. Un fiume di sangue che pare oscuri, quanto a portata, tutti i suoi predecessori: i cadaveri si accumulano nella pozze di sangue ribollente come i calamari nel fritto di paranza. Sarà un successone.
Secondo le prime indiscrezioni (anche scritte: vedi il reportage entusiasta di Roberto Saviano sull’Espresso), l’aspetto eccitante della pellicola, budella a parte, starebbe soprattutto nell’esaltazione dello spirito bellico, naturalmente volto alla “difesa della liberta e della civiltà”. (Non si conoscono, del resto, eserciti che abbiano dichiarato di battersi per la tirannia e l’inciviltà, o per i porci interessi dei governanti). Insomma: la guerra lavacro di sangue, la guerra nemica dell’ipocrisia e del compromesso, la guerra palestra iniziatica, e si sa che in questo gli spartani erano dei fichi pazzeschi, l’addestramento militare cominciava a sette anni e finiva, in pratica, soltanto quando il valoroso milite si infilzava in uno spiedo nemico. Quanto basta per riempire le sale. Tranne il drappello di disertori: noi saremo al bar a giocare a boccette, è anche quella un’esperienza iniziatica. Vi aspettiamo fuori dal cinema per offrirvi una camomilla.

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Donnie Darko

Posted by Emanuel Righetto su marzo 26, 2007

Donnie Darko Questo è il film d’esordio di Richard Kelly. I miei amici nerd di wikipedia dicono che questo è un film di fantascienza/fantasy/thriller e che

per capire alcuni concetti occorre conoscere i principi di base che stanno alla moderna fisica, in particolare i concetti di Spazio-tempo e dei Wormhole. Per capire bene il film è necessario trovare e leggere su internet il libro di R. Sparrow: “La filosofia dei viaggi nel tempo”.

Io Roberta Sparrow nemmeno sapevo chi fosse e ieri sera, mentre lo guardavo, mi sono anche addormentato.
Quindi non mi cruccio più di tanto se non c’ho capito un piffero.
Però alcune considerazioni positive sono propenso a farle: un film in cui si parla anche di problemi dell’adolescenza senza sbracare sui tormentoni stracciapalle, oddio quella la amo ma non mi caga nemmeno, resteròpersempresolo, gli adulti non mi capiscono, ma si va a scandagliare (con tinte non propriamente rassicuranti) il desiderio di morire, merita sicuramente un plauso.
I fratelli Maggie e Jake Gylllenhall, ai loro primi lavoretti (il film nonostante in Italia sia stato distribuito solo due anni fa, negli USA è uscito nel 2001) si sono fatti notare: di strada ne hanno fatta perchè sono molto bravi entrambi.
Il film è ambientato nel 1988 e la colonna sonora è perfettamente solidale:
NotoriousDuran Duran
Never tear us apartInxs, e di conseguenza Love will tear us apartJoy Division
e per finire Mad World dei Tears for Fears, nella cover di Gary Jules, riportano indietro a quell’atmosfera magggggica degli ’80, che a me tanto piace.

The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had

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Baciami Piccina

Posted by Emanuel Righetto su marzo 22, 2007

Baciami Piccina

Siamo nel 1943, alla vigilia dell’armistizio. Un carabiniere, la sua fidanzata e un truffatore sono in viaggio su di un treno che si ferma. I tre sono costretti a scendere e a cominciare un estenuante e particolare viaggio con mezzi di fortuna.

Neri Marcorè e Vincenzo Salemme si fanno guardare volentieri. I loro personaggi sono credibili e ben articolati.

Il film a volte scricchiola quando il buonismo viene elargito con troppa foga: non si può ricostruire una vicenda così complessa come l’8 settembre 1943 come se fosse una puntata del Maresciallo Rocca.

Da guardare, perchè fa curriculum. In mezzo alla nullità di certo cinema made in Hollywood questo prodotto nostrano è una pellicola da salvare.

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Alpha Dog

Posted by Emanuel Righetto su marzo 18, 2007

Alpha Dog Ispirato alla vera storia del californiano Jesse James Hollywood, spacciatore di droga accusato di rapimento e omicidio, noto come il più giovane ricercato Fbi.
Emile Hirsch, in passato nerd a cui la vita sorride in La ragazza della porta accanto, qui è Johnny Truelove, ventenne che con la complicità dell’irresponsabile padre (Bruce Willis) gestisce un impero basato sullo spaccio della droga e si gode i frutti: belle macchine, bella casa con piscina, ragazze facili, festine di droga e alcool per tutto il tempo. Circondato dai suoi tirapiedi gioca fare il capo umiliando quelli che gli girano intorno (per spiegare il titolo del film: se le personalità alpha sono quelle tendenti a dominare, i cani alpha sono i capibranco) ma non agisce da leader, non è visto come un leader. Infatti alla prima occasione un debitore, un ottimo Ben Foster perennemente strafatto, gli si mette contro spaccando teste/nasi e distruggendo il mega villone dello spacciatore.
La gang per ripicca, e un po’ per caso, si vendica rapendo Zack (Anton Yelchin, il figlio dello psicologo Huff che si vede dopo mezzanotte su Italia 1) fratello minore del debitore insorto.
Quando si manifesterà completamente la consapevolezza del reale valore e delle possibili conseguenze di quel gesto il branco si sfalda, la paura e la stupidità innescano drammi di dimensioni direttamente proporzionali alla faciloneria con cui sono concepiti.
Il regista Nick Cassavetes, che mi aveva già affascinato con l’intenso John Q., ha il merito di descrivere gli ambienti della mala di Los Angeles senza cadere nei soliti clichè delle gansta afroamericane, infatti i protagonisti sono tutti borghesucci WASP (Bianco Anglo-Sassone Protestante) e qualcuno simpatizza pure per l’estrema destra. Però gli ideali trainanti sono sempre gli stessi: soldi facili, piaceri facili, rispetto facile. Lo specchio della superficialità di certa società. Quella dei video hip hop onnipresenti nei molti televisori al plasma presenti nella pellicola.
Justin Timberlake, il reuccio del R’n’B, non se la cava poi male. Anche se il personaggio gli calza abbastanza a pennello, quindi non deve dannarsi molto per tirare fuori un’interpretazione decente.
Sharon Stone, fintamente grassa (e si vede pure!), riesce comunque a trasmettere il dolore di una madre che perde un figlio quindicenne in maniera così assurda.

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Il mercante di pietre

Posted by Emanuel Righetto su marzo 15, 2007

Il mercante di pietre

L’uomo è l’animale religioso per eccellenza.
Nell’opera santa di spianare la via del proprio fratello verso la felicità del paradiso ha trasformato il mondo in cui entrambi vivono in un cimitero.
Mark Twain

Il film inizia così, con questa citazione.

Renzo Martinelli affronta il tema del terrorismo islamico ma pende troppo verso le teorie di Oriana Fallaci, che non condivido.

Harvey Keitel è Ludovico Vicedomini, mercante di pietre preziose importate dal medio oriente, nato in Afghanistan da genitori italiani, mussulmano che ha abbracciato la jihad. Settant’anni e non dimostrarli! Quando seduce Leda, Jane March, sfodera un fascino che i più possono solo sognare.
Jane March sulle prime moglie innamoratissima di un giornalista vittima dell’attentato di Al Qaeda all’ambasciata USA di Nairobi, poi finisce col dimostrarsi stronza e pure puttanella. La bellezza eterea che abbiamo visto ne l’Amante negl’anni non si è persa.
Il film è girato tra Scozia e Cappadocia (Turchia). La fotografia è meravigliosa e non poteva essere diversamente: la valle dei camini delle fate, presso Göreme, è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

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Marie Antoinette

Posted by Emanuel Righetto su marzo 8, 2007

Marie Antoinette Già allo scorrere dei titoli di testa si capisce che non ci si deve aspettare la precisione filologica del Barry Lyndon di Kubrick: la colonna sonora è affidata ai pezzi cool dei Aphex Twin, Bow Wow Wow, Cure, Strokes, Siouxsie & The Banshees.
La vicenda storica si può riassumere così: Maria Antonietta nasce a Vienna il 2 novembre 1755. Nel 1770 raggiunge a Versailles il suo promesso sposo, il delfino di Francia futuro Luigi XVI. Il 16 ottobre 1793 viene ghigliottinata.
Ma Sofia Coppola con questo film non ha per niente intenzione di buttarsi in analisi storico/politiche di un certo spessore. In maniera piuttosto spensierata racconta la vita e i sogni di una ragazzina costretta a misurarsi con il tetro sfarzo di una Versailles pre Rivoluzione Francese e con una missione, rinforzare l’alleanza franco austriaca, che la sottopone a continue pressioni. Kirsten Dunst, il prototipo della protaganista di film per teenager, sembra appena uscita da un video clip ma ben si adatta a rappresentare i dolori della mogliettina rimasta illibata per lungo tempo (si dice sette anni) perchè il re, Jason Schwartzman, è troppo occupato a costruire chiavi o andare a caccia. La Maria Antonietta di Sofia Coppola non solo non pronuncia il famoso “Dategli le brioches” al popolo che chiede pane ma cerca di portare un po’ di umanità in un’aristocrazia inviluppata nell’etichetta e nel manierismo.
Asia Argento interpreta Madame Du Barry. Sbracata e sopra le righe come il personaggio richiede.
Milena Canonero realizza costumi straordinari e vince l’Oscar. A voler essere cattivelli con il film in costume d’epoca, l’Oscar ai migliori costumi lo si porta a casa quasi sempre. Ciò non toglie il valore delle creazioni.

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Little Miss Sunshine

Posted by Emanuel Righetto su marzo 1, 2007

Little Miss Sunshine La coppia Jonathan Dayton & Valerie Faris dopo aver firmato i miei video preferiti di Red Hot Chili Peppers, R.E.M. e Smashing Pumpkins, esordise con un film. E lascia un segno.
Un commedia cinica e divertente, intelligente e amara che squarcia quel velo ipocrita con cui la società tende a coprire le proprie vergogne. Little Miss Sunshine è un film on the road dove la disastrata famiglia Hoover accompagna la piccola Olive, cicciottella e occhialuta, in California per partecipare ad un concorso di bellezza. Un viaggio all’inferno di un nucleo famigliare che rappresenta le debolezze e i difetti di tutti: nonno sporcaccione e tossicodipendente (Alan Arkin), madre frustrata (Toni Colette), padre (Greg Kinnear) che tenta di vendere manuali per avere successo in dieci passi (Vi ricordate Magnolia di Paul Thomas Anderson dove Tom Cruise fa esattamente la stessa cosa? La voce nel doppiaggio italiano è Roberto Chevalier. In Little Miss Sunshine Greg Kinnear è doppiato proprio da Roberto Chevalier che scimmiotta molto la sua impretazione di quel personaggio di Tom Cruise, che all’epoca gli valse pure un Nastro D’Argento.), zio materno (Stefe Carrell) gay fresco di tentato suicidio, figlio adolescente (Paul Dano) nichilista che non parla da mesi per un voto fatto pur di entrare all’ accademia areonautica.
Il meccanismo narrativo del film è piuttosto semplice: mentre tutti i protagonisti puntano su valori fasulli come “il sembrare” esponendosi così alla gogna dell’ insuccesso, le vere lezioni di vita arrivano dai “cattivi”. Perchè la morale della storia è che si può perdere senza essere perdenti, si può perdere con l’onore delle armi, senza umigliarsi. Infatti la piccola Olive il concorso lo perde perchè si presenta sul palco con un coreografia, fattale imparare dal nonno, che schimmiotta uno strip tease sulla falsa riga dei balletti nel night club di Flashdance.
Ma dentro quell’agghiacciante reality fatto di mamme ingorde di fama, di figlie trasformate in Barbie dal trucco pesante e acconciature plastificate, la piccola Olive è la più vera, la più umana.
IMPERDIBILE.
Forse Ricordati di me di Gabriele Muccino era questo che voleva dire, ma non c’è riuscito.

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