Cinelover's Blog

Solo un altro stupido blog dedicato al cinema

300

Posted by Emanuel Righetto su marzo 26, 2007

300Dalla graphic novel di Frank Miller (quello di Sin City), il film che racconta le gesta di Leonida, il re spartano stretto nella gola delle Termopili a ‘fare muro’ contro un’orda di Persiani (in rapporto ‘centomila a uno’), guidati da un Serse che nulla ha a che vedere con quello che ci tratteggia Erodoto.

Su MTV ho beccato la preview. Sono d’accordo con Michele Serra che il 25 marzo su La Repubblica scriveva:

Si SENTIVA davvero la mancanza del kolossal americano “Termopili”, monumento di celluloide al valor militare, parata di sbudellamenti, amputazioni e decapitazioni. Un fiume di sangue che pare oscuri, quanto a portata, tutti i suoi predecessori: i cadaveri si accumulano nella pozze di sangue ribollente come i calamari nel fritto di paranza. Sarà un successone.
Secondo le prime indiscrezioni (anche scritte: vedi il reportage entusiasta di Roberto Saviano sull’Espresso), l’aspetto eccitante della pellicola, budella a parte, starebbe soprattutto nell’esaltazione dello spirito bellico, naturalmente volto alla “difesa della liberta e della civiltà”. (Non si conoscono, del resto, eserciti che abbiano dichiarato di battersi per la tirannia e l’inciviltà, o per i porci interessi dei governanti). Insomma: la guerra lavacro di sangue, la guerra nemica dell’ipocrisia e del compromesso, la guerra palestra iniziatica, e si sa che in questo gli spartani erano dei fichi pazzeschi, l’addestramento militare cominciava a sette anni e finiva, in pratica, soltanto quando il valoroso milite si infilzava in uno spiedo nemico. Quanto basta per riempire le sale. Tranne il drappello di disertori: noi saremo al bar a giocare a boccette, è anche quella un’esperienza iniziatica. Vi aspettiamo fuori dal cinema per offrirvi una camomilla.

5 Risposte to “300”

  1. Amazzone said

    Per secoli sù a pompare questi miti di virilità, audacia e disprezzo della morte. Non sono mai esistiti gli eroi. E non esisteranno mai. Esistono solo leggende e coglioni che ci lasciano la pelle. Quei soldati sporchi e puzzolenti preferivano mille volte “infilzarsi” tra di loro. Altro che chiacchere……

  2. Butel1 said

    Poco concorde, la presa di posizione di Serra è aprioristica, anzitutto. Ma critico deluxe a parte, va riconosciuto che volenti o nolenti (la trama è risaputa da 2000 e passa anni e l’epos, la violenza, la linearità erano altrettanto ben risaputi – trattasi pur sempre di peplum), pieno di difetti o meno (chi ne vedi moltissimi, chi ne vede alcuno), 300 è un passo in avanti per il cinema, da un punto di vista visivo intendo: girato in digitale e restituito ad un effetto fumè, colori caldi, accessi, “sabbiosi”, sembra un quadro di Delacroix (mi viene in mente la traversata dantesca dello Stige e le mura infuocate di Dite sullo sfondo) è uno spettacolo per gli occhi. Sempre. Cartapesta o non cartapesta dei fondali, trattasi di visual avantguard.

    Il doppiaggio è una pecca, già. Del resto Gerard Butler (ottimo Fantasma dell’Opera, per chi ha visto quell’Andrew Lloyd Webber all’ennesima) è un attore con voce profonda e modulabile, difficilissimo da rendere senza cadere nell’ampollosità che un po’ lo appiattisce.

  3. cinelover said

    Butel1: la citazione di Andrew Lloyd Webber (che è nato il mio stesso giorno) e il quadro di Delacroix, ai miei occhi, ti fanno acquisire una bella scariolata di punti in più. Soprattutto perchè condivido l’analogia cromatica con il pittore francese.
    Purtroppo non incontra i miei favori, pur amando molto il romanticismo francese.
    Sono consapevole che 300 in termini strettamente tecnici rappresenta un notevole passo per le trasposizioni sul grande schermo delle graphic novels.
    Ma non sono così appassionato di fumetti da rimanere ammaliato. Il mio limite è forse questo.

  4. Butel1 said

    Si aggiunga che il romanticismo pittorico non è in effetti il mio periodo preferito; qualcosa apprezzo, specie in chiave di reazione ai periodi precedenti. Ma invito a seguire anche un altro ragionamento paradossale: la radice del film è classica o neo-classica, io paragono il colorismo al filone romantico di E.Delacroix, quando è impossibile non ammettere che il barocco (non solo nel senso di ampolloso, sfarzoso) risalti qua e là.

    A.L.Webber qui è di casa: potrei (e lo feci) cantare il Jesus Christ a memoria. E’ una minaccia.

  5. Amazzone said

    Ragazzi, mi piacete moltissimo. Spennellate di parole. Sensi in azione. Baci

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