Cinelover's Blog

Solo un altro stupido blog dedicato al cinema

Flags of our Fathers

Posted by Emanuel Righetto su maggio 15, 2007

Flags of our fathers Un Clint Eastwood in formissima dirige la sceneggiatura di Paul Haggis (il regista di Crash, contatto fisico). Tutto ruota intorno alla fotografia scattata da Joe Rosenthal il 23 febbraio 1945 sull’ isola di Iwo Jima, teatro di crudelissimi scontri nella seconda guerra mondiale. Il governo americano decise di farne uno strumento di propaganda.
Estwood, senza eccedere in scene violente, piccona inesorabilmente la retorica della guerra, la retorica del facile eroismo.
Lo strazio delle molte giovani vite spezzate è reso ancor di più vivo dalla fotografia (affidata a Tom Stern, il genio creatore di Andy Milionakis) e dalla scelta di una tavolozza di colori tutta tendente al bianco e nero, ad eccezione di quel rosso sangue, che è un pugno nello stomaco. Le promesse vanagloriose sono destinate ad essere palesemente smentite. Ogni riferimento al conflitto iracheno è lecito.
Il cast di volti poco noti (Berry Pepper c’era anche in Salvate il soldato Ryan, Ryan Phillippe è uno che passa inosservato però io lo ricordo bene per il mitico Studio 54) rende ancora più credibile l’intento del regista di dimostrare che in guerra sono tutti carne da macello senza un nome.
Quindi è inutile star qui a sbrodolare parole come se fossi il cappellone Gigi Marzullo: questo film deve essere visto. Punto.
Un solo peccato si può imputare a Clint: le immagini della flotta pronta allo sbarco e qualche sequenza dello sbarco stesso sono fatalmente ritoccate in digitale, richiamano in maniera molto diretta Salvate il soldato Ryan… che sia solo lo scotto pagato a Spielberg produttore?

2 Risposte to “Flags of our Fathers”

  1. Aleyakke said

    Clint: ricordo quando uscì “Per un pugno di dollari” la coda che non se ne vedeva la fine. Capolavoro che ha cambiato e messo in pensione il mitico John Waine e soci.
    Poi Callaghan 44… poi, l’ho visto non molto tempo fa: Millionaire Baby (!),lo scontato finale,le sue inespressive smorfie e la sua camminata mi fanno pensare a un declino senza ritorno.
    La bandiera e la falsa fotografia, peccato per l’americanata, ma quelli erano altri tempi…
    ciao A.

  2. […] vinti, proponendo così una panoramica a 360 gradi della vicenda. Se nella prima parte del dittico, Flags of Our Fathers, si condanna la retorica propagandistica che ruota intorno alla guerra nel secondo episodio, […]

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