Cinelover's Blog

Solo un altro stupido blog dedicato al cinema

Archive for luglio 2007

Texas

Posted by Emanuel Righetto su luglio 22, 2007

Texas Un film che mi è appartenuto fin da subito, tanto da spingermi a scrivere il mio primo articolo su Verona Blog. Il giovane Fausto Paravidino dimostra come le idee geniali sono sempre le più semplici: racconta la sua generazione, la mia generazione. Però lo fa in una declinazione particolare: il suo sguardo su sofferma sulle vite di provincia, tra campagna e mega centri commerciali, tra autogrill e pettegolezzi di paese, macchine tamarrate, feste alcoliche e scopate sportive.
Nella sua opera prima il regista narra di tre nottate vissute da un gruppo di giovani, come ce ne sono tanti: la commessa del supermercato che ama il carrozziere che, a sua volta, però scopa di nascosto con la maestra del fratellino, lo sfigato che si deve trovare un lavoro perchè l’alimentari dei genitori è costretto a chiudere soffocato dalle grandi catene di distribuzione e che per procurarsi un po’ di sesso violenta un’amica, il tossico detto Coma, quello che “parla coi rutti” (Elio e le storie tese all rights reserved), la migliore amica, la tipa che i suoi c’hanno il villone e ‘sto we sono fuori. E sullo sfondo ci sono gli adulti: ex partigiani, ex fascisti, ex genitori, ex poveri, ex innamorati.
Nel cast lo stesso Fausto Paravidino e un Riccardo Scamarcio in versione vitellone. Ma tra tutti si erge Valeria Golino, nel ruolo della MILF di provincia.
La provincia con la sua voglia di riscatto, la solitudine, il menefreghismo. Un grido di scoglionata disperazione, ecco cosa mi lascia nel cuore questo film.

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Brother

Posted by Emanuel Righetto su luglio 16, 2007

BrotherBrother di Takeshi Kitano è uno di quei film che riguardo due volte all’anno e ogni volta mi pare la prima volta. E’ un film intelligente, che propone un’attenta analisi delle differenze tra yakuza giapponese e la malavita di Los Angeles.
Beat Takeshi, oltre che dirigere, interpreta Yamamoto, un affiliato alla yakuza costretto a fuggire negli USA dopo essere stato sconfitto in guerra contro una famiglia rivale. Personaggio di poche parole, anche se non ai livelli di Il silenzio sul mare, perchè bastano le sue azioni per spiegare al fratello i valori della lealtà e della fratellanza, tra membri della stessa banda. Yamamoto non esita ad uccidere la fidanzata per evitare che diventi un problema che intralcia le attività della famiglia.
E’ doppiato da Francesco Pannofino ed una delle poche battute che recita fa accapponare la pelle: E’ finita, moriremo tutti! Pronunciata con voce resa graffiante da mille sigarette.
Coprotagonista è Omar Epps, il gentile Eric Foreman in Dottor House, che interpreta Denny. A lui l’ingrato compito di rappresentare il peggio dello stereotipo ghetto/gangsta che viene proiettato con violenza nelle regole millenarie e inflessibili della yakuza giapponese. Della famiglia è l’unico a salvarsi e scoprendo che il lascito milionario dell’eredità è costato la vita a tutti i membri, saluta tutti con una piagnucolosa scarica di vaffanculo. Un film molto colorato anche se la storia è a tinte fosche, pure un po’ splatter se si vuole, ma il tanto che basta.

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Paycheck

Posted by Emanuel Righetto su luglio 6, 2007

Nel 2004, quando è uscito, scrivevo:

Paycheck vuol dire compenso (stipendio) e tutta la vicenda ruota intorno al rifiuto del protagonista del compenso di 92 milioni di $ per aver inventato la macchina che predice futuro. Tutto sommato penso che ne sarebbe rimasto soddisfatto anche Philip K. Dick di questo film e ora non si starà rigirando nella tomba.
Il film è ben fatto, lo stile del regista John Woo è ben riconoscibile (specie se paragonato a M:I-2). Nostante questo il dosaggio tra le scene d’ azione e la vicenda emotiva dei protagonisti è ben proporzionato.
Una sola cosa stonava: Uma Thurman non è stata doppiata, nella versione italiana, dalla solita doppiatrice Loredana Nicosia ma da Francesca Fiorentini, quella che da la voce a Grace del telefilm Will & Grace.

Ieri sera l’ho rivisto in TV. Ho cambiato completamente opinione. Philip K. Dick si sarà rivoltato nella tomba almeno 92 milioni di volte perchè del suo racconto e della follia visionaria che lo aveva ispirato non è rimasto poi tanto… tra svolazzare di colombe (già viste in M:I-2) prima di scontri a fuoco e inseguimenti tanto spettacolari quanto assolutamente inutili. D’accordo, poi, che anche il Minority Report di Spielberg è tratto da un racconto di Philip K. Dick ma in certe occasioni i due film si assomigliano troppo! Tirata d’orecchie quindi per John Woo che avevo tanto amato in FACE/OFF. Ben Affleck ha la sempre la solita espressione, quando Uma Thurman dice di amarlo o quando Aaron Eckhart ringhia che non gli resta molto da vivere, il mascellone ha sempre la stessa faccia modellata con la scure.

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Nuovomondo

Posted by Emanuel Righetto su luglio 4, 2007

Nuovomondo

Nella Sicilia degli inizi del Novecento, Salvatore fa un voto e chiede un segno al cielo: vuole imbarcarsi per il nuovomondo e condurre in America i figli e l’anziana madre. Il segnale è una cartolina di propaganda che ritrae minuscoli contadini accanto a galline giganti o a carote sproporzionate. Venduta ogni cosa posseduta, Salvatore lascia la Sicilia alla volta dell’America. Durante la traversata oceanica incontra la bella Lucy, una young lady che indossa il cappello ed è più elegante della figlia del sindaco del paese. Luce parla la lingua dell’America e cerca un compagno da impalmare per ritornarci da signora. Salvatore, da vero galantuomo, accoglie la sua avance. Il lungo viaggio approderà ad Ellis Island, l’isola della quarantena dove si decideranno gli ingressi e i rimpatri.
Marzia Gandolfi

Un film di Emanuele Crialese con Charlotte Gainsbourg e Vincenzo Amato. Un film intenso che parla prima di tutto di immigrazione, senza cadere in logori stereotipi. Però parla anche di sogni, destinati ad infrangersi, e tradizioni della Sicilia, forse già perse. Uno stile limpido e sobrio, senza artifici, se non quelli che ci mette a disposizione la fantasia per tentare di descrivere tutto quello che intendevano dire i nostri nonni quando ci parlavano di america, nel loro immaginario una sorta di Bengodi. Ma la realtà, noi nipoti lo abbiamo scoperto, è ben diversa e lo è sempre stato.
Un film che mi ha regalato emozioni dolorosissime.

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