Cinelover's Blog

Solo un altro stupido blog dedicato al cinema

Archive for ottobre 2007

Lettere da Iwo Jima

Posted by Emanuel Righetto su ottobre 27, 2007

Lettere da Iwo JimaIl merito di Clint Eeastwood sta sicuramente nel fatto che nel raccontare le vicende legate alla sanguinosa battaglia di Iwo Jima, un’arida isoletta del pacifico, ha tenuto molto in considerazione la par condicio per rispettare i seimila caduti dei vincitori e i più di ventimila dei vinti, proponendo così una panoramica a 360 gradi della vicenda.
Se nella prima parte del dittico, Flags of Our Fathers, si condanna la retorica propagandistica che ruota intorno alla guerra nel secondo episodio, Letters from Iwo Jima, Clint Eastwood ritorna ad utilizzare i registri più intimisti che ricordano la malinconica narrazione di Mystic River raccontando la vicenda con gli occhi dell’umile Saigo (Kazunari Ninomiya), e del generale illuminato e colto Kuribayshi (uno strepitoso Ken Watanabe). Prendendo spunto dalle lettere che i due scrivono ai cari rimasti a casa si fa luce sulla consapevolezza di un conflitto del tutto insensato perché irrimediabilmente perso e sulla lacerazione creata dalla nostalgia di casa che si scontra con il dovere al sacrificio.
Come nel precedente episodio si predilige una colorazione che si avvicina molto al bianco e nero, sfumato talvolta al beige. Fortunatamente è stato distribuito in lingua originale (giapponese), con i sottotitoli: la musicalità e la caratterizzazione nipponica (e se vogliamo, anche la querenza del film) è salva.

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Le vite degli altri

Posted by Emanuel Righetto su ottobre 9, 2007

Le vite degli altriNel 1984 avevo otto anni e alle 14 ero davanti alla televisione per guardare DeeJay Television: sapevo a memoria Careless Whisper degli Wham!, Self control di Raf, Fotoromanza di Gianna Nannini, Love of the Common People di Paul Young, All Night Long (All Night) di Lionel Richie, Smalltown Boy dei Bronski Beat, State of the Nation degli Industry. Alle 16 poi trasmettevano Lupin.

L’operazione amarcord è stata inevitabile durante la visione del film Le vite degli altri ambientato nella Berlino Est della DDR nel 1984. Mi sono chiesto cosa ho avuto io in dono dalla vita e cosa è mancato agli sfortunati che loro malgrado hanno vissuto il regime prima della caduta del muro, dove era proibito tutto quello che proveniva da fuori.

Mi sono dilungato un poco sui sentimentalismi perché questo è un film che lascia il segno. Racconta di un epoca, di un delicato passaggio storico che non smetterà mai di affascinare e al contempo atterrire.
Dicevamo Germania dell’Est. Il capitano Gerd Wiesler, solerte agente della Stasi, la Polizia di Stato, e devoto sostenitore della causa del Partito, riceve l’incarico di sorvegliare Dreyman, un autore di teatro con lo scopo di trovare imputazioni a suo carico. Un eventuale colpevolezza lascerebbe campo libero ad un ministro che si è invaghito di Chista-Maria, la compagna dell’intellettuale. Ma Dreyman è pulito, si attiene alle linee guida del Partito. Questo è un problema perché il ministro vorrebbe l’oggetto delle sue brame tutto per sé. Non esita a corrompere, ricattare chiunque possa aiutare nell’intento di possedere la donna. Il capitano Gerd è testimone di questo sopruso e rinnega il suo credo, da semplice spia passa a complice. I colpi di scena sono molti e sarebbe crudele rivelarli qui. Un film impedibile, che cita Brecht e la subcultura anni ’80 vista dall’altra parte: il giovane regista Florian Henckel von Donnersmarck va tenuto d’occhio anche in futuro. Strepitoso il trio dei protagonisti: Martina Gedeck, Sebastian Koch, Ulrich Mühe.

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