Cinelover's Blog

Solo un altro stupido blog dedicato al cinema

Posts Tagged ‘Diane Kruger’

Inglourious Basterds

Posted by Emanuel Righetto su ottobre 13, 2009

Bastardi senza gloria. Ero curioso di vedere dove e come Tarantino avrebbe piazzato l’ormai consueta scena di feticismo del piede. Riesce sempre a sorprendere: geniale trovata il pretesto della scarpetta perduta, che fa tanto Cenerentola. Ma a ben guardare il nostro Quentin ha preso due piccioni con una fava: Diane Kruger oltre che ad avere piedi bellissimi, nel film è la copia fedele della Barbara Bouchet degli anni ’70. Tarantino è un grande: fa i film per giocare con i suoi feticci e riesce pure a farti divertire.

Contrariamente a quello che sostengo di solito il doppiaggio italiano in questo caso massacra il risultato finale. Le 4 lingue parlate nel film, inglese, tedesco, francese e siciliano, meritano di essere godute nella versione originale con i sottotitoli, in modo da poter percepire in pieno la dissacrazione dell’inglese masticato nel Tennessee prima e l’improbabile siciliano poi, ad opera del tenente Aldo Raine (Brad Pitt).

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L’età barbarica

Posted by Emanuel Righetto su aprile 12, 2008

Della serie: ma Le invasioni barbariche sono state molto più belle.
In effetti il precedente film di Denis Arcand era venuto meglio.
Però, di questo, tre cose meritano comunque di essere citate.

  • La noiosa riunione in ufficio che nella fantasia del protagonista si trasforma nella scena della decapitazione del boss Tanaka da parte di O-Ren Ishii come in Kill Bill vol. 1.
  • Le fantasie erotiche che vedono come soggetto le donne che circondano il protagonista e una Diane Kruger, nella parte di se stessa, sono così esageratamente maschiliste che non possono non strappare un sorriso.
  • Il costante comportamento cafone delle comparse nell’utilizzo del telefono cellulare.

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Il colore della libertà

Posted by Emanuel Righetto su dicembre 22, 2007

Il colore della libertàIl titolo originale era Goodbye bafana, dove bafana in lingua tribale xhosa significa ragazzo. Nel film del regista danese Billie August si racconta la storia dei 27 anni di carcere di Nelson Mandela dal punto di vista del suo carceriere James Gregory, interpretato Joseph Finnies. Condensare 27 anni di carcere in 140 minuti era un’impresa davvero titanica, specie se si tratta illustrare la grandezza di un’eroe della modernità e sintetizzare i profondi cambiamenti del South Africa, quindi non è il caso di stracciarsi le vesti se il risultato è un po’ troppo pressapposchista. La rappresentazione dell’ottusità della popolazione bianca pro apartheid è affidata solo alla parrucchiera, gnocca ma oca, interpretata da Diane Kruger e alle sue amiche. Lei è presente in tutte le decisioni del marito carceriere ma incontra l’illustre prigioniero solo alla fine del film: lo spettatore nemmeno lo avverte il mutamento del comune sentire in merito all’apartheid. Mentre è troppo diritta la strada che porta alla conversione del poliziotto incaricato di vagliare la corrispondenza dei detenuti, prima convinto sostenitore dell’inferiorità dei neri e nel giro di pochi frames sostenitore della uguaglianza tra le razze.
Dennis Haysbert, Mandela, più carismatico di Joseph Finnies.
Tuttavia è un film che mi sento di raccomandare caldamente: tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, non lo si ripete mai abbastanza.

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